
Bruno Vespa si difende dalle accuse in un' intervista sul free press 'Pocket', nell' intervista parla anche del futuro di Porta a Porta e della sua carriera alla Rai, nella quale lavora da cinquant' anni.
Su Porta a Porta si esprime così, forse con un pò di superbia:
"Porta a Porta" finirà con me. Quando smetterò io, arriverà certamente qualcuno bravo a fare un'altra cosa. Siamo un’anomalia. Porta a Porta è l’unica trasmissione di successo di taglio moderato, mentre ce sono almeno sette (di cui cinque in prima serata) che guardano a sinistra. E mi limito solo alle più importanti”.
Poi Bruno Vespa ci tiene a difendersi dalle accuse di essere un adulatore:
“Nella mia trasmissione sono venuti ospiti direttori di giornale di tutti gli orientamenti. Ti risulta che abbiano fatto domande più complete e scomode delle mie? Sono amico personale di alcuni politici di ogni estrazione da molti anni. Mi capita di incontrarli a qualche cena ogni tanto”.
Poi però ammette che i giornalisti sono una vera e propria casta:
"Basta vedere come hanno reagito alla legge sulle intercettazioni telefoniche che ci mette sullo stesso piano degli altri Paesi europei".
Chiude ammettendo: “Un giornalista molto appoggiato può avere più opportunità di uno che non lo è”.












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